In Iran nona ondata consecutiva di raid Usa, centrato un impianto nucleare. Due petroliere esplose nello Stretto

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In Iran nona ondata consecutiva di raid Usa, centrato un impianto nucleare. Due petroliere esplose nello Stretto

ROMA – Per la prima volta dall’offensiva del 28 febbraio avviata con Israele contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno colpito direttamente una centrale nucleare. Si tratta del sito di Darkhovin, nella regione sud occidentale del Khuzestan. Come riportano i media internazionali, il sito era ancora in costruzione e pertanto non ci sarebbe stata alcuna fuoriuscita di materiale radioattivo. Lo ha confermato in un post su X anche l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, riferendo che “l’impianto si trovava nelle primissime fasi di costruzione e non conteneva materiale nucleare durante l’ultima visita dell’Aiea”. Cionondimeno, il direttore dell’agenzia Onu, Rafael Grossi, ha reiterato “l’appello alla moderazione militare nelle vicinanze di tutti i siti correlati al nucleare”.

LA NONA ONDATA DI ATTACCHI USA

La scorsa settimana i raid statunitensi hanno sfiorato l’impianto nucleare di Bushehr, una tra le centrali più grandi del Medio Oriente, senza però causare danni diretti alla struttura. Stessa cosa è avvenuta nella guerra del giugno 2025 agli impianti di Natanz, Fordow e Isfahan.Dura condanna è arrivata stamani dal viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, il quale ha tenuto a sottolineare che il sito era destino “a scopi pacifici”.Nella notte, il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato la nona ondata di attacchi consecutiva sul Paese, rivendicando che intorno alle 22 ora locale sono stati colpiti “centri di comando militari iraniani, siti di difesa aerea e di sorveglianza costiera, capacità marittime, siti di lancio di missili e droni e reti di comunicazione” con l’obiettivo di “ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di attaccare navi mercantili e marittimi civili che transitano nello Stretto di Hormuz”.

TRUMP: “COLPITO DURO PER I NOSTRI SOLDATI”; RUBIO: “SEMPRE APERTI ALLA DIPLOMAZIA”

“Siamo sempre aperti alla diplomazia”: con queste parole il segretario di Stato americano, Marco Rubio, cerca di riportare la calma dopo la nona ondata di attacchi all’Iran che hanno interessato anche un impianto nucleare, fortunatamente ancora in costruzione. A seguire, attacchi di rappresaglia iraniani si sono registrati in Bahrein, Kuwait e Giordania, dove i rispettivi ministeri della Difesa riferiscono di aver intercettato e neutralizzato missili e droni.Le sue parole giungono dopo quelle del presidente Donald Trump, che alla notizia del terzo militare statunitense morto in pochi giorni, e il diciassettesimo dal 28 febbraio, ha spiegato di aver dovuto colpire il Paese persiano “molto duramente”. Il soldato, stando al Comando centrale Centcom, è rimasto ucciso sabato 18 luglio nel nord dell’Iraq dai detriti di un drone iraniano che era appena stato abbattuto dalla contraerea statunitense. Altri due hanno perso la vita invece il giorno precedente in un attacco in Giordania.

GLI SFORZI DIPLOMATICI VANNO AVANTI

Rubio ai giornalisti ha spiegato che la diplomazia può riprendere ma “deve essere reale. Deve essere un accordo con cui poi avranno la volontà di vivere”, ha detto ancora, rivolgendosi ai leader iraniani.Poco prima, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, aveva riferito di nuove possibili interlocuzioni: “Siamo stati informati dai mediatori. Abbiamo ricevuto messaggi, senza entrare nei dettagli, ma il punto principale è che l’apparato diplomatico è stato attivo negli ultimi giorni e alcune idee ci sono state comunicate da certi mediatori”. I principali mediatori tra Iran e Stati Uniti sono il Pakistan e il Qatar, con un ruolo giocato anche da Egitto e Turchia.A sua volta Baghai ha puntato il dito contro Washington per “la responsabilità della recente escalation”, spiegando che gli attacchi contro obiettivi statunitensi nel Golfo “continueranno, fintanto che questi crimini proseguiranno”, in riferimento ai bombardamenti americani che non stanno risparmiando infrastrutture civili.

TEHERAN: “SE I CRIMINI USA CONTINUERANNO, AD HORMUZ NON PASSERÀ UNA GOCCIA DI PETROLIO”

Nel suo briefing mattutino, Baghei ha proseguito aggiungendo che “fin dall’inizio abbiamo affermato che la responsabilità della futura gestione dello Stretto di Hormuz spetta all’Iran e che la questione sarà affrontata in consultazioni con l’Oman e attraverso il dialogo con i Paesi della regione. Il testo è assolutamente chiaro e non ci sono scuse per gli Stati Uniti per violare il trattato”.L’ultimo raid statunitense della notte scorsa ha colpito anche la centrale nucleare di Darkhovin, ancora in costruzione, mentre nella mattinata – e per la seconda volta in pochi giorni – è stata sfiorata da un attacco la centrale di Bushehr. Il portavoce degli Esteri iraniano quindi ha lanciato un appello all’Agenzia internazionale per l’energia atomica: “L’Iran si aspetta che il consiglio dei governatori dell’Aiea e il direttore generale (Rafael Grossi, ndr) prendano una posizione chiara, condannando i crimini commessi dagli Stati Uniti”. Nella notte, l’Aiea ha invitato le parti “alla moderazione”.

DUE PETROLIERE ‘ESPLOSE’ NELLO STRETTO

Ancora nella mattina, i Pasdaran hanno smentito le parole di Trump secondo cui la forza aerea iraniana sarebbe ormai distrutta, quindi hanno promesso di tenere Hormuz chiuso: “Non passerà neanche una goccia di petrolio finché questi crimini continueranno”; poi hanno riferito di due petroliere “esplose” nello Stretto; gli statunitensi attribuiscono tali incidenti a un attacco dei Guardiani.
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